di Marco Forti
continua dai post precedenti…
Il Taoismo ha influenzato in modo determinante le Arti Marziali.
Per il principio del wu wei le Arti Marziali rifiutano la violenza.
Non bisogna infatti “agire” attaccando, ma semplicemente adeguare l’azione a quella dell’avversario.
È evidente il richiamo alla concezione taoista del wu wei in una delle massime del Karate: “Karate ni sente nashi“, non c’è primo attacco nel Karate.
Lo stesso Lao Zi [Dao De Jing, 68] dice:
“Un buon guerriero non è bellicoso”.
“Un buon combattente non è impetuoso”.
“Un buon vincitore non dà battaglia”.
La morbidezza e la cedevolezza sono qualità essenziali nella pratica delle arti marziali. Non bisogna opporsi alla forza dell’avversario, ma utilizzare la sua forza per batterlo. Ecco perché Lao-Zi [Dao De Jing, 76] afferma che:
“Alla nascita l’uomo è morbido e cedevole,
alla morte è duro e forte.
Tutte le creature, l’erbe e le piante
quando vivono son molli e tenere
quando muoiono son aride e secche.
Durezza e forza sono compagne della morte,
morbidezza e cedevolezza sono compagne della vita.”.
Nel Dao De Jing è inoltre messa in evidenza l’importanza di non sottovalutare mai il proprio avversario [Dao De Jing, 69]:
“Non v’è maggior sventura che osteggiare alla leggera;
se osteggio alla leggera
son vicino a perdere quel che m’è più prezioso”.
L’umiltà deve essere una delle virtù fondamentali di un capo:
“Un buon comandante è un uomo umile”.
Anche le tecniche taoiste fisiche, di respirazione, di meditazione, di circolazione del Qi hanno avuto un’importanza determinante sullo sviluppo delle Arti Marziali che vengono considerate, nella concezione taoista, anche forma di meditazione dinamica grazie alla quale è possibile giungere all’unificazione con il Dao.