di Marco Forti
Solo quando la mente è libera da ogni pensiero, priva di aggressività o paura si possono percepire le intenzioni di un avversario ed agire di conseguenza; si può coltivare cioè un sesto senso che permette di prevedere il pericolo e di anticipare le azioni del nemico.
Se la mente è invece turbata da pensieri o da preoccupazioni d’attacco o di difesa, non è possibile percepire correttamente le intenzioni dell’avversario.
Il continuo confronto con la morte è sempre stato per il guerriero stimolo ad una profonda introspezione che lo ha portato ad elaborare proprie convinzioni religiose e filosofiche.
Dai concetti esposti e dall’applicabilità dei principi dello Zen alle esigenze del guerriero appare evidente come, durante il lungo periodo del feudalesimo giapponese, proprio la filosofia Zen sarebbe divenuta l’ideale fondamento delle Arti Marziali nel Paese del Sol Levante.
Inoltre, quasi fosse una naturale conclusione dell’etica filosofico-religiosa interiorizzata nel corso degli anni dedicati alla pratica, spesso molti Samurai si ritiravano, al termine della propria carriera, nei monasteri Zen.
Il prestare attenzione alla propria gestualità e alle norme di comportamento nella pratica, lungi dall’essere un freno alla libera manifestazione di ognuno, ha come scopo ultimo il liberare la mente dalle influenze dell’ambiente esterno e addestrarlo ad essere presente con tutto se stesso ad ogni gesto e in ogni momento Il vuoto della mente ed il duro allenamento del corpo permettono di raggiungere l’unità di spirito e corpo: il corpo, temprato dalla dura pratica e non più frenato dalle illusioni è pronto allora a reagire istantaneamente nel modo più efficace e puro agli stimoli.
Non vi è più nessun ostacolo fra percezione e reazione; il tempo di reazione è il più breve possibile e la tecnica diventa “perfetta” in quanto eseguita in maniera inconscia, paradossalmente eseguita prima ancora di essere pensata.
Infine l’influenza dello Zen, grazie agli ideali di non violenza che caratterizzano il Buddismo in generale, in perfetta armonia con quelli taoisti, sposta il fine delle Arti Marziali dall’eliminazione dell’avversario, all’autodifesa, alla protezione dei deboli e allo sviluppo spirituale.
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… fine quarta ed ultima parte …
