di Marco Forti
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Il Buddismo Zen appartiene alla corrente Mahayana, nasce in Cina dove venne introdotto dal monaco indiano Bodidharma (in giapponese Daruma). Viene denominato Ch’an (Zen in giapponese) dal temine sanscrito Dhyana che significa “meditazione”. Secondo questa scuola si può sperare di ottenere il “risveglio”, l’illuminazione solo attraverso la concentrazione spirituale, la consapevolezza e la meditazione.
Il Buddismo Ch’an ha assorbito alcuni aspetti del Taoismo filosofico ed ha a sua volta influenzato le tecniche di meditazione taoista.
E’ importante tuttavia osservare che questa forma di Buddismo non è né una filosofia né una religione (non ricerca infatti l’immortalità, non conosce dèi, non ammette concetti tipo il peccato o l’anima), ma si può solo considerare un “sistema di vita”.
Alla base dello Zen vi è la consapevolezza della precarietà di tutte le cose, il continuo mutare della realtà al quale l’uomo deve armoniosamente adattarsi. Solo il vivere pienamente ogni istante della vita, l’immersione totale nel presente, nel “qui e ora”, porta alla vera libertà interiore, completamente svincolata dalla suggestione del passato e del futuro, in realtà semplici illusioni.
Ogni gesto della vita quotidiana, anche quello che può sembrare il più insignificante, assume per il pensiero Zen un’importanza estrema essendo vera manifestazione della vita e strumento per la realizzazione del sé.
Lo Zen mostra come si possa raggiungere l’illuminazione attraverso la piena consapevolezza nel vivere il momento presente.
Il Buddismo Zen insegna a vuotare la mente, a liberarla da ogni idea preconcetta, da ogni influenza esterna.
Si può così arrivare ad uno stato di ricettività totale che permette di reagire istintivamente al minimo stimolo.
… fine terza parte …
