International Yutenkai Karate Event a Bristol

19 11 2009

Si terrà in data 1 e 2 maggio 2010 in Inghilterra, a Bristol, nella Sports Hall della University of the West of England, lo stage europeo condotto dai Maestri Tetsuya Koibuchi, Isao Ariga e Masayuki Nakano, tutti allievi diretti di Shigeru Egami Sensei, dell’associazione giapponese Egami Karate Dō Yutenkai.
I maestri saranno coadiuvati dall’amico Keisuke Nakagawa che, oltre ad essere un insegnante e praticante esperto, si occuperà anche della traduzione in lingua inglese nel corso dello stage.

L’organizzazione dell’evento è curata dallo Zenshin Dōjō di Bristol, diretto dal M° Rob Jones.

Tutte le informazioni sullo stage e sulle modalità di iscrizione sono disponibili, in lingua inglese, sul sito dello Zenshin Dōjō, alla pagina:





Storie Zen: Il congresso dei gatti di Arti Marziali

13 11 2009

Duecento anni fa, in Giappone, prima dell’era di Meiji, un maestro di Kendo, Shoken, era importunato da un grosso topo nella sua casa.
«Il congresso dei gatti d’arti marziali», questo il titolo della storia, ne racconta la vicenda.
La versione della storia è quella narrata dal grande Maestro Zen Taisen Deshimaru Roshi.

Tutte le notti, un grosso topo, penetrava nella sua casa impedendogli di dormire. Era obbligato a riposare durante il giorno.
S’accordò allora con un amico che allevava gatti, un ammaestratore di gatti.
Shoken gli domandò: «Prestami il più forte dei tuoi gatti». L’altro gli prestò un gatto di grondaia molto rapido ed abile nel catturare i topi; le sue unghie erano forti ed i suoi salti potenti!
Ma quando entrò nell’alloggio, il topo risultò essere più forte ed il gatto fuggì.
Questo topo era davvero molto misterioso.
Shoken prese in prestito un secondo gatto, dal color fulvo, dotato di un Ki molto forte, una forte energia ed uno spirito combattivo.
Questo gatto entrò e combatté, ma il topo ebbe la meglio ed anche il secondo gatto fuggì
Fu provato un terzo gatto, bianco e nero, ma anche questo non poté vincere.
Shoken prese allora in prestito un quarto gatto, nero, vecchio, assai intelligente, ma molto meno forte del gatto di grondaia e del gatto tigrato.
Entrò, il topo lo guardò e s’avvicinò. Il gatto si sedette, molto calmo, senza muoversi.
Il topo iniziò allora a dubitare. Si avvicinò ancora, leggermente impaurito, e repentinamente il gatto gli afferò il collo, lo uccise e lo trascinò fuori dalla casa.
Shoken andò quindi a congratularsi con l’amico e gli disse: «Ho spesso inseguito questo topo con lamia spada di legno, ma è lui che mi ha graffiato. Perché questo gatto nero ha potuto vincerlo?».
L’amico gli rispose: «Bisogna organizzare una riunione ed interrogare i gatti. Voi porrete le domande poiché siete un maestro di Kendo. I gatti capiscono sicuramente le arti marziali.»
Ci fu quindi un’assemblea di gatti presieduta dal gatto nero che era il più anziano.
Il gatto di grondaia disse: «Ero molto forte». Il gatto nero allora gli domandò: «Perché non hai vinto dunque?»
Il gatto di grondaia rispose: «Sono molto forte, possiedo molte tecniche per catturare i topi. I miei artigli sono forti e i miei salti potenti ma questo topo non era come gli altri».
Il gatto nero allora dichiarò: «La tua forza e la tua tecnica non possono essere al di là di questo topo. Anche se i tuoi poteri ed il tuo waza sono molto forti, non hai potuto vincere grazie alla tua arte. Impossibile!»
Allora parlò il gatto tigrato: «Sono molto forte, alleno sempre il mio Ki, la mia energia, e la mia respirazione attraverso lo Zazen. Non mi nutro che di legumi e zuppa di riso, per questo la mia attività è molto forte. Ma non ho potuto vincere questo topo. Perché?»
Il vecchio gatto nero gli rispose: «La tua attività ed il tuo Ki sono forti, ma questo topo era al di là di questo Ki. Tu sei più debole del grosso topo. Se il tuo Ki è troppo repentino, troppo breve, non sei altro che sopraffatto dalla passione. Si può quindi dire, per esempio, che la tua attività è paragonabile all’acqua che esce da un rubinetto, quella del topo è simile ad un potente getto d’acqua. Ecco perché la forza del topo è superiore alla tua. Anche se la tua attività è forte, in effetti essa è debole poiché hai un’eccessiva fiducia in te stesso.»
Fu quindi il turno del gatto bianco e nero che non aveva potuto vincere. Non era molto forte ma intelligente. Aveva il satori.
Aveva sperimentato tutti i waza e si accontentava di praticare Zazen. Ma non era mushotoku (senza scopo né spirito di profitto), e anch’esso era dovuto fuggire.
Il gatto nero gli disse: «Tu sei molto intelligente e forte, ma non hai potuto vincere questo topo poiché avevi uno scopo e la sua intuizione era più grande della tua. Quando sei entrato, ha capito subito il tuo stato mentale. Per questo non hai potuto trionfare. Non hai saputo armonizzare la tua forza, la tua tecnica e la tua coscienza attiva, che sono rimaste separate anziché unificarsi. Mentre io, in un solo istante, ho utilizzato queste tre facoltà inconsciamente, naturalmente ed automaticamente. È così che ho potuto uccidere il topo.
Ma qui vicino, nel villaggio accanto, conosco un gatto più forte di me. È molto vecchio ed il suo pelo è grigio.
L’ho incontrato, e non appare affatto forte!.
Non mangia affatto carne né pesce, solamente guenmai (zuppa di riso) . . . qualche volta beve un po’ di saké.
Non ha mai preso un solo topo; tutti hanno paura e fuggono davanti a lui.
Non si avvicinano mai e così non ha mai avuto occasione di catturarne uno!
Un giorno è entrato in una casa infestata da topi. Tutti i topi sono rapidamente fuggiti. Poteva cacciarli anche dormendo.
Questo gatto grigio è veramente molto misterioso.
Tu devi diventare come quello, essere al di là della posizione, della respirazione e della coscienza.»
Grande lezione per Shoken, maestro di Kendo!
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Ricorda te stesso

6 11 2009

«Anche se hai immaginato di essere indipendente, di recente puoi avere scoperto di esserlo meno di quanto pensavi.

Questo brusco risveglio è l’inizio del tuo viaggio fuori dal gregge e dentro la piena dignità della tua essenza individuale.

Ricorda te stesso!»

Osho

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Le radici filosofiche: Lo zen (prima parte)

5 09 2009

di Marco Forti

Secondo la tradizione Buddha visse in India fra il 560 e il 480 avanti Cristo. Suo padre, il raja Suddhodana cercò di allontanare dalla vita del figlio, a cui aveva imposto il nome di Gautama Sakyamuni, tutto ciò che poteva turbarne la felicità. Ma questa esistenza tranquilla e felice era destinata ad essere improvvisamente sconvolta. Infatti il giovane principe, che fino ad allora era vissuto nello splendido palazzo reale, attraversa la città ed i suoi occhi sono colpiti dallo spettacolo della povertà, della vecchiaia, della malattia e della morte. Gautama si rende improvvisamente conto che la vita non è solo letizia e piacere ed ha la consapevolezza della sofferenza umana; abbandona allora la dimora paterna e diventa asceta.

Dopo anni di rigidissima disciplina e durissimi sforzi, Gautama giunge alla conclusione che né i piaceri né il rigido ascetismo conducono all’estinzione della sofferenza. Adotta allora un “sentiero mediano” fra questi due estremi e continua a meditare sulle cause dell’umano dolore. Infine arriva a comprendere tali cause e scopre il mezzo per liberarsene.

Gautama diventa così il Buddha ossia l’illuminato.

… fine prima parte …





Le radici filosofiche: il confucianesimo (terza e ultima parte)

7 08 2009

Continua dal post precedente

di Marco Forti

I RIFLESSI DEL CONFUCIANESIMO SULLE ARTI MARZIALI

Per oltre duemila anni tutti gli aspetti delle civiltà cinese e, di riflesso, giapponese sono state influenzate dal Confucianesimo; non deve meravigliarci quindi che anche le arti marziali ne abbiano subito l’influsso.
Oltre allo studio degli antichi classici, della calligrafia, dell’etichetta e della musica, lo stesso Confucio consigliava ai giovani il tiro con l’arco, di cui si dice fosse maestro, e la conduzione dei carri da guerra.
Il rituale che ancor oggi esiste nelle arti marziali è di stretta derivazione confuciana.
Ne fanno parte la cerimonia del saluto, il rapporto maestro-allievo e quello tra allievi anziani e nuovi allievi, il rispetto dei gradi, la cortesia, il rispetto per i capiscuola, il sentimento di riverenza verso il maestro. Tutto questo non come formalismo, ipocrisia o semplice esteriorità ma come manifestazione sincera di uno stato d’animo interiore.

Confucio scriveva:

“Di tutte le cose necessarie alla vita i riti sono la più importante.
Senza di essi non è possibile stabilire gli onori dovuti
agli spiriti del cielo e della terra,
distinguere il governante dal suddito, il superiore dal subordinato,
gli anziani dai giovani.
Il rispetto per gli altri e per sé stessi è la base dei riti.
Il coraggio non adeguato ai riti è violenza”.

Ciò ben si adatta alle arti marziali che, se private del loro millenario rituale, rischierebbero di perdere il loro spirito autentico diventando attività violente e diseducative o, nella migliore delle ipotesi, semplici sport.






Le radici filosofiche: il confucianesimo (seconda parte)

4 08 2009

Continua dal post precedente

di Marco Forti

Uno stato provvisto dei riti e della musica più appropriata avrebbe reso automaticamente i suoi cittadini sia virtuosi che felici: non sarebbero occorse leggi poiché non sarebbero mai nate dispute.
Altre importanti virtù confuciane sono rettitudine (yi), decoro, integrità e amore filiale: chi possiede tutte queste virtù diviene uno junzi o uomo superiore contrapposto all’uomo inferiore che agisce solo dietro lo stimolo del proprio utile personale.

Politicamente Confucio caldeggiò un governo di tipo paternalistico in cui il sovrano è benevolo e stimato e i sudditi sono rispettosi e obbedienti.
Un buon re, secondo Confucio, dovrebbe sempre aspirare alla perfezione morale al fine di rappresentare un buon esempio per il popolo e far sì che i sudditi rendano prospero il suo regno.
Quanto all’istruzione, Confucio sostenne la teoria, veramente sorprendente per il periodo in cui visse, secondo la quale ” non ci sono distinzioni di classe nell’istruzione”.

Dopo la morte di Confucio il pensiero confuciano venne promosso in particolare da altri due filosofi: Mencio e Xunzi.
Mencio, vissuto più di un secolo dopo Confucio, proseguì nella trasmissione degli insegnamenti etici di Confucio, ponendo in rilievo l’innata bontà della natura umana che poteva essere mantenuta seguendo i precetti confuciani.
Al contrario, Xunzi, vissuto nel III° secolo avanti Cristo, riteneva che ognuno nascesse con una natura malvagia, caotica e ingovernabile, ma che tale natura potesse essere rigenerata mediante l’educazione morale confuciana.

fine seconda parte …




Le radici filosofiche: Il confucianesimo (prima parte)

2 08 2009

Inizia, con questo articolo sul confucianesimo, un’analisi delle radici filosofiche delle arti marziali giapponesi.

di Marco Forti

Kong Fu Zi1, venerabile maestro Kong, latinizzato in Confucio, visse tra il VI° ed il V° secolo avanti Cristo in un periodo caratterizzato da una decadenza morale diffusa e da una grave crisi sociale e politica.
Fu principalmente un educatore con l’interesse a ristabilire l’ordine sociale. La sua filosofia non fu mai volta alla ricerca di nuove dottrine ma sempre valorizzata come interpretazione del pensiero degli antichi. Per tale motivo egli spiegava ai discepoli i Libri Classici interpretando però l’antico patrimonio culturale alla luce dei precetti morali alla base del suo insegnamento.
Il fondamento dell’etica confuciana è ren, la sensibilità umana. Ren è la virtù suprema, che rappresenta le qualità umane al meglio di sé.
L’essenza di ren è sintetizzata nelle seguenti massime confuciane:

«Ren consiste nell’amare gli altri
Non fare agli altri ciò che non desideri sia fatto a te
Fai agli altri ciò che desideri sia fatto a te»

Nelle relazioni tra due individui ren si manifesta in zhong (lealtà reciproca) e in shu (altruismo). Secondo Confucio, chiavi del buon ordine erano i riti (li) e la musica, che, oltre alla fondamentale importanza per le cerimonie religiose e politiche, secondo Confucio, possedeva il potere di muovere l’animo umano.
Egli ebbe in grande considerazione anche i poemi dell’antica letteratura cinese per la loro influenza civilizzatrice ed edificante. Sottolineò l’importanza del corretto uso dei nomi, che garantiva il mantenimento del rispetto delle distinzioni sociali e conoscitive sempreché venisse applicato, per ciascuna di esse, il nome appropriato.
fine prima parte …
__________________________
Note:
1. Per la trascrizione dei termini cinesi riportati nel presente articolo è stato utilizzato il sistema Pinyin.




Né Io, né Spirito

30 07 2009

«…Muga-Mushin (“né Io, né Spirito”) richiede la trascendenza di tutte le cose. E’ quando questa nozione viene applicata al combattimento, anche simbolico, ci sono delle cose che è necessario trascendere. La nozione di vita e di morte è una delle più importanti…»

(P. Krieger, Jodo la Via del Bastone)





Otto principi della Via della mano vuota

28 07 2009

La mente è un tutt’uno con cielo e terra
Il ritmo circolatorio del corpo è simile al sole e alla luna
La legge include durezza e morbidezza
Agisci in armonia con tempo e mutamento
Le tecniche si portano quando esiste un’apertura
La distanza “MA” richiede avanzare arretrare, separare incontrare
Gli occhi non perdono neppure il più piccolo cambiamento
Le orecchie ascoltano in tutte le direzioni

Gichin Funakoshi (1865-1957)








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