Le radici filosofiche: Lo zen (seconda parte)

11 09 2009

di Marco Forti

continua dal post precedente …

Il suo messaggio consiste nelle cosiddette quattro Sante Verità:

  1. La sofferenza esiste: “Nascita è dolore, vecchiaia è dolore, morte è dolore, tormento, tristezza, afflizione, strazio sono dolore, non avere ciò che si brama è dolore”.
  2. Il dolore ha le sue cause che sono la sete di benessere, la sete di piaceri, la sete di esistenza…
  3. La sofferenza può essere eliminata eliminando le sue cause, estinguendo cioè le brame dell’uomo mediante il distacco totale, il completo annientamento dei desideri.
  4. Per eliminare le cause della sofferenza bisogna seguire l’ottuplice sentiero costituito da: fede pura, propositi puri, linguaggio puro, azione pura, vita pura, sforzo puro, memoria pura, concentrazione pura.

Con il passare dei secoli il Buddismo si suddivise in due rami fondamentali ed in numerose sette o scuole. I due rami principali sono:

  1. Buddismo Theravada o Hinayana (Piccolo Veicolo) diffuso nel Sud dell’Asia. Esso si attiene rigidamente alla dottrina originaria. Riserva la salvezza (moksha) soltanto ai monaci e ha come ideale di santità l’arhat o arahant, cioè il monaco che con estrema decisione e grandi sforzi ha percorso il “nobile ottuplice sentiero” e si è liberato da ogni influsso karmico (il karma è l’”azione” o il “frutto dell’azione”, buona o cattiva, che lega l’uomo alla necessità di rinascere, dopo la morte, in una successiva esistenza, risultato del karma).
  2. Buddismo Mahayana (Grande Veicolo) diffuso in Cina ed in Giappone. Il nome di Grande Veicolo sta a significare un’interpretazione più ampia che tale ramo del Buddismo dava alla dottrina. Il Buddismo Mahayana afferma che non solo i monaci, ma anche i laici, restando nella vita laicale, possono giungere al nirvana. Ciò che maggiormente qualifica e specifica il Buddismo Mahayana è il concetto di “vuoto”, la “vacuità” (in sanscrito shunyata) che non significa, come per gli occidentali, privazione, assenza di qualche cosa ma significa “vuoto” di determinazioni e di identificazioni, quindi la realtà assoluta. Infatti tutto ciò che è determinato e qualificato, ha un’esistenza relativa e non assoluta. Quindi la realtà assoluta è “vuota” di ogni forma determinata e in quanto tale limitata e condizionata. Perciò la “vacuità” è l’essenza profonda della realtà. Questo significa che per raggiungere la realtà assoluta bisogna “svuotare” la mente da ogni idea, da ogni pensiero, e “svuotare” il cuore da ogni attaccamento e da ogni desiderio.

… fine seconda parte …





Le radici filosofiche: Lo zen (prima parte)

5 09 2009

di Marco Forti

Secondo la tradizione Buddha visse in India fra il 560 e il 480 avanti Cristo. Suo padre, il raja Suddhodana cercò di allontanare dalla vita del figlio, a cui aveva imposto il nome di Gautama Sakyamuni, tutto ciò che poteva turbarne la felicità. Ma questa esistenza tranquilla e felice era destinata ad essere improvvisamente sconvolta. Infatti il giovane principe, che fino ad allora era vissuto nello splendido palazzo reale, attraversa la città ed i suoi occhi sono colpiti dallo spettacolo della povertà, della vecchiaia, della malattia e della morte. Gautama si rende improvvisamente conto che la vita non è solo letizia e piacere ed ha la consapevolezza della sofferenza umana; abbandona allora la dimora paterna e diventa asceta.

Dopo anni di rigidissima disciplina e durissimi sforzi, Gautama giunge alla conclusione che né i piaceri né il rigido ascetismo conducono all’estinzione della sofferenza. Adotta allora un “sentiero mediano” fra questi due estremi e continua a meditare sulle cause dell’umano dolore. Infine arriva a comprendere tali cause e scopre il mezzo per liberarsene.

Gautama diventa così il Buddha ossia l’illuminato.

… fine prima parte …








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